L’astronauta francese Sophie Adenot ha preso parte a uno degli esperimenti più promettenti condotti di recente a bordo della Stazione spaziale internazionale: la stampa in 3D di cartilagine umana in microgravità. Il 4 giugno 2026, nel modulo giapponese Kibo, l’ingegnere di volo dell’ESA ha lavorato insieme all’americana Jessica Meir (NASA) per testare una bio-stampante capace di produrre tessuto vivente.
Cartilagine stampata in assenza di peso
Il principio dell’esperimento, chiamato InSPA-Auxilium Bioprinter, si basa sulla piattaforma di microfabbricazione AMP-1 installata a bordo della Stazione. Sophie Adenot ha prima mescolato campioni di cellule di cartilagine con un «bio-inchiostro», per poi affidare la preparazione a Jessica Meir, che l’ha inserita in una cartuccia della stampante per produrre il tessuto. L’obiettivo è mettere a punto un metodo affidabile per fabbricare cartilagine, un tessuto che il corpo umano fatica a rigenerare da solo.
Perché la microgravità fa la differenza
In microgravità le cellule non cadono verso il fondo del supporto come accadrebbe sulla Terra per effetto della gravità. Questa assenza di sedimentazione permette di ottenere tessuti più uniformi e di qualità migliore. Le implicazioni mediche sono notevoli: solo negli Stati Uniti si contano ogni anno più di 900.000 lesioni della cartilagine del ginocchio. Una tecnica in grado di produrre cartilagine di ricambio aprirebbe nuove prospettive per la chirurgia riparativa.
Una missione scientifica ricca
L’esperimento rientra in un programma di ricerca fitto portato avanti a bordo della ISS, dove le biotecnologie e le scienze della vita occupano uno spazio crescente. Per seguire l’attualità spaziale, leggi i nostri articoli sull’interno ghiacciato di Urano e sull’eclissi totale del 12 agosto 2026. Il solstizio d’estate 2026 ha inoltre segnato l’inizio della stagione estiva.
Per approfondire
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Fonte: NASA — Space Station Blog.
