Il telescopio spaziale James Webb ha individuato una riserva inattesa di metalli pesanti nel gas che circonda Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. I risultati, pubblicati il 19 ottobre 2026 su The Astronomical Journal, rendono ancora più fitto uno dei grandi misteri della nostra galassia: perché questo buco nero si nutre così lentamente.
Metalli forgiati da stelle morenti
In astronomia il termine « metallo » indica ogni elemento più pesante dell’idrogeno o dell’elio: ne fanno parte l’ossigeno, il carbonio, il ferro e l’oro. Questi elementi nascono dalla fusione nucleare nel cuore delle stelle giunte alla fine della loro vita, poi si disperdono nello spazio con le esplosioni di supernova, prima di entrare a far parte di nuove generazioni di stelle. Il gas osservato da Webb vicino a Sagittarius A* ha la stessa composizione di diverse stelle vicine, un indizio che fa pensare a una formazione avvenuta nello stesso periodo.
Un buco nero che mangia poco e piano
Sagittarius A* incuriosisce gli astronomi per il suo appetito ridotto. « Sappiamo che al centro della nostra galassia c’è un buco nero che attira materia verso di sé, ma vediamo che ne inghiotte molta meno rispetto agli altri buchi neri supermassicci, e più lentamente », spiega Nicole Ford, prima autrice dello studio e dottoranda in astrofisica alla McGill University di Montréal. Per capire questo comportamento il suo gruppo analizza le proprietà della materia disponibile attorno al buco nero: il gas, la polvere e le stelle in orbita, come la stella S301 individuata all’inizio dell’anno. Il telescopio, collocato nel punto di Lagrange L2 a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, ha riconosciuto le firme termiche di nubi di gas precise e ne ha misurato il contenuto di metalli nella regione chiamata minispirale del centro galattico.
Perché la scoperta conta
La presenza di questi metalli influenza la velocità con cui il gas si raffredda, e quindi la facilità con cui può essere risucchiato dal buco nero. Il gruppo della McGill ritiene che queste misure possano chiarire la distribuzione dei metalli attorno ad altri buchi neri supermassicci, in galassie lontane, ma anche i processi che hanno fornito alla Terra una parte dei suoi elementi pesanti. Lo studio prolunga un lavoro apparso a maggio su The Astrophysical Journal, che aveva mostrato come le emissioni di gas vicino al buco nero dipendano dalle condizioni locali delle nubi. Il gas da solo, quindi, non basta a stabilire con quale frequenza Sagittarius A* sia stato attivo in passato.
Le prossime osservazioni di Webb, unite ai dati dei grandi telescopi, dovrebbero precisare la mappa chimica del centro galattico. Dopo la prima cometa scovata da Euclid, lo strumento conferma il suo ruolo tra i grandi fornitori di dati sul nostro vicinato cosmico. Per ora Sagittarius A* mantiene la fama di gigante discreto, visibile soprattutto attraverso il gas, la polvere e le stelle che gli girano intorno.
Per approfondire
Qualche lettura per esplorare i buchi neri e la Via Lattea: libri di divulgazione sui buchi neri e, per osservare il cielo in prima persona, un telescopio per principianti.
