Dopo otto anni di viaggio attraverso il Sistema solare interno, la sonda BepiColombo ha imboccato il tratto conclusivo del suo percorso. Il 3 settembre 2026 la missione congiunta di ESA e JAXA ha avviato la cosiddetta fase di arrivo verso Mercurio, il pianeta più vicino al Sole e ancora oggi tra i meno esplorati del Sistema solare.
Otto anni di viaggio verso il pianeta più interno
BepiColombo è partita il 20 ottobre 2018 da Kourou, nella Guyana francese, a bordo di un razzo Ariane 5. Da allora ha percorso circa dieci miliardi di chilometri, sfruttando nove sorvoli ravvicinati – uno della Terra, due di Venere e sei dello stesso Mercurio – per frenare in modo progressivo e lasciarsi catturare dalla gravità del pianeta. Raggiungere Mercurio richiede in realtà più energia che allontanarsi verso i pianeti esterni, perché la sonda deve contrastare l’enorme attrazione gravitazionale del Sole.
Cosa succede dopo la separazione del modulo di trasferimento
La fase di arrivo si è aperta con la separazione del Mercury Transfer Module (MTM), il modulo che finora ha fornito propulsione elettrica ed energia all’intero complesso. Dal centro di controllo dell’ESOC, a Darmstadt, il team di missione ha dato il via libera con un asciutto «GO for separation». Da quel momento le due sonde scientifiche proseguono da sole. L’inserimento in orbita attorno a Mercurio è previsto per il 21 novembre 2026, mentre la separazione tra i due orbiter avverrà tra il 9 e il 10 dicembre. La fase scientifica vera e propria comincerà nell’aprile 2027.
Due sonde per un solo pianeta
BepiColombo è la prima missione a portare in orbita attorno a Mercurio due veicoli contemporaneamente. Il Mercury Planetary Orbiter (MPO), realizzato dall’ESA, studierà la superficie e l’interno del pianeta, mappandone la composizione mineralogica e la topografia. Il Mercury Magnetospheric Orbiter, chiamato Mio e costruito dalla JAXA, si concentrerà invece sul campo magnetico e sulla sottile esosfera. Le due sonde lavoreranno su orbite diverse e raccoglieranno dati complementari su un mondo che conserva molte domande aperte sulla propria origine.
Un nome italiano dietro la missione
La missione porta il nome di Giuseppe «Bepi» Colombo (1920–1984), matematico e ingegnere dell’Università di Padova. Fu lui a calcolare la manovra di assistenza gravitazionale che permise alla sonda statunitense Mariner 10 di sorvolare Mercurio più volte negli anni Settanta, e a spiegare la particolare risonanza tra rotazione e rivoluzione del pianeta. Un contributo italiano che l’ESA ha voluto ricordare intitolandogli l’intera missione.
Chi segue le missioni spaziali europee ritrova qui lo stesso metodo già raccontato per il sorvolo terrestre della sonda Juice verso Giove. Per altri appuntamenti con il cielo e lo spazio resta utile la sezione Scienza di SubwayPress, mentre gli aggiornamenti in tempo reale sono disponibili sul sito dell’ESA dedicato a BepiColombo.
