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Artemis II: gli astronauti vedranno per la prima volta i poli lunari

Presto gli astronauti di Artemis II vedranno porzioni di Luna mai viste da occhi umani. Ma cosa significa davvero questa affermazione, e perché questa missione rappresenta un primato storico indiscutibile?

La Luna non ha più segreti… o quasi

Dobbiamo innanzitutto sgombrare il campo da un piccolo equivoco: la Luna, oggi, non ha quasi più segreti per noi. Grazie alle sonde automatiche che l’hanno sorvolata per decenni, abbiamo mappe ad altissima risoluzione che coprono quasi ogni metro della sua superficie, compreso quel lato nascosto che tanto ha affascinato poeti e scienziati. Quindi, in senso stretto, non ci saranno “scoperte” geografiche inaspettate.

Tuttavia, c’è un aspetto umano e prospettico che cambia radicalmente le carte in tavola.

Una traiettoria completamente diversa dall’Apollo

Gli astronauti delle storiche missioni Apollo passavano molto vicini al suolo lunare, a circa 200 chilometri di altezza, e hanno avuto quindi una visione molto ristretta della superficie. Inoltre all’epoca — dovendo allunare — la fase lunare era radicalmente diversa, con molte zone in ombra.

L’equipaggio di Artemis II, invece, effettuerà un passaggio molto più largo, arrivando a 6.500 chilometri di distanza dalla superficie. Questa posizione così elevata permetterà loro, per la prima volta nella storia, di abbracciare con lo sguardo le alte latitudini dei poli lunari, regioni che i loro predecessori non potevano scorgere così chiaramente. Sarà un po’ come salire su un’alta torre per osservare un panorama che, dal piano strada, appariva parziale.

Il nuovo record di distanza dalla Terra

C’è poi un altro primato, questo sì indiscutibile e misurabile. Artemis II porterà l’essere umano più lontano dalla Terra di quanto non sia mai avvenuto. Fino ad oggi, il record apparteneva all’astronave Apollo 13, che nel 1970, durante la sua celebre e drammatica odissea, raggiunse la distanza massima dal nostro pianeta.

I nuovi esploratori supereranno quel limite di ben 6.602 chilometri, spingendosi fino a una quota di quasi 407.000 chilometri dalla Terra. Un numero che, scritto così, può sembrare astratto, ma che rappresenta uno dei passi più significativi dell’esplorazione spaziale umana dagli anni ’70.

Perché questa missione conta

Artemis II non porterà ancora esseri umani sulla superficie lunare — quello sarà il compito di Artemis III. Ma questa missione è fondamentale come banco di prova per il sistema Orion e per i futuri voli con equipaggio. Quattro astronauti — tre americani e un canadese — circumnavigheranno la Luna in circa dieci giorni, aprendo la strada al ritorno permanente dell’umanità al nostro satellite naturale.

E questa volta, con la prospettiva di restarci.

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