La cometa interstellare 3I/ATLAS ha ormai superato l’orbita di Giove e si allontana dal Sistema solare interno, ma i dati raccolti durante il suo passaggio continuano a dare risultati. Un nuovo studio condotto con il telescopio spaziale James Webb descrive la composizione del ghiaccio che riveste i suoi grani di polvere, e il quadro che emerge la distingue dalle comete nate attorno al Sole.
Il terzo visitatore interstellare
3I/ATLAS, catalogata con la sigla C/2025 N1, è il terzo oggetto interstellare individuato mentre attraversa il Sistema solare, dopo 1I/ʻOumuamua nel 2017 e 2I/Borisov nel 2019. La scoperta risale all’estate del 2025, grazie alla rete di telescopi ATLAS. L’oggetto ha raggiunto il perielio, il punto più vicino al Sole, verso la fine di ottobre del 2025, passando poco all’interno dell’orbita di Marte, a circa 1,4 unità astronomiche dalla nostra stella. Il massimo avvicinamento alla Terra è avvenuto il 19 dicembre 2025, a circa 270 milioni di chilometri: una distanza di sicurezza, mai vicina a un rischio di impatto.
Cosa ha osservato il telescopio Webb
Il gruppo guidato da Silvia Protopapa ha puntato lo spettrografo NIRSpec di Webb sulla cometa in tre momenti distinti: agosto 2025, dicembre 2025 e aprile 2026. Gli spettri mostrano l’assorbimento tipico del ghiaccio d’acqua, insieme all’emissione di gas come acqua, anidride carbonica e monossido di carbonio. La banda del ghiaccio d’acqua a 3 micron risulta marcata, mentre le bande più deboli attorno a 1,5 e 2 micron appaiono quasi assenti. Nelle comete del Sistema solare quelle firme di solito si vedono, e la loro mancanza è ciò che rende 3I/ATLAS un caso particolare.
Grani di polvere e ghiaccio
Per spiegare la forma di quello spettro, i ricercatori hanno costruito modelli dei grani che compongono la chioma della cometa. I calcoli indicano particelle molto piccole, dell’ordine del micron o anche meno, in cui il ghiaccio d’acqua è mescolato con polvere refrattaria, cioè materiale che resiste alle alte temperature. Lo spettro di aprile 2026 lascia intravedere anche una seconda popolazione di grani più grandi e più ricchi di ghiaccio. La combinazione descrive una chioma in cui la polvere domina sulla parte ghiacciata, almeno nelle particelle più minute.
Un legame con i mondi oltre Nettuno
Un’analisi coordinata dal Southwest Research Institute collega queste firme a quelle di alcuni oggetti transnettuniani, i corpi ghiacciati che orbitano oltre Nettuno. La banda intensa a 3 micron accompagnata da quelle deboli a lunghezze d’onda minori ricorda proprio ciò che si osserva in quei mondi lontani. L’ipotesi degli autori è che le proprietà dei grani varino con continuità nei dischi protoplanetari, i dischi di gas e polvere attorno alle giovani stelle dove nascono pianeti e comete. Se il confronto regge, il ghiaccio di 3I/ATLAS racconta qualcosa sulla stella attorno a cui la cometa si è formata, prima di essere espulsa nello spazio interstellare.
Dove si trova adesso
La cometa ora si allontana e diventa sempre più difficile da osservare dalla Terra. I dati di Webb restano a disposizione degli astronomi, che potranno confrontarli con quelli di 1I/ʻOumuamua e 2I/Borisov e con le prossime visite interstellari attese grazie ai nuovi telescopi di sorveglianza del cielo, a partire dall’osservatorio Vera C. Rubin. Ogni oggetto di questo tipo porta con sé un campione di un altro sistema planetario, e l’analisi di 3I/ATLAS aggiunge un tassello alla raccolta.
Per approfondire
Altri articoli e schede di scienza e spazio sono raccolti su SubwayPress, per esempio i nostri articoli sulla prima cometa scoperta da Euclid e sulle osservazioni del telescopio James Webb. Le fonti scientifiche dello studio sono consultabili su Sci.News e Phys.org.
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