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Dying Light: storia di un franchise che ha ridefinito il survival horror a mondo aperto

Dying Light è uno di quei franchise che ha saputo imporsi nel panorama videoludico grazie a una formula originale: un survival horror in prima persona ambientato in un mondo aperto, con un sistema di parkour fluido e un ciclo giorno-notte che trasformava radicalmente l’esperienza di gioco. Sviluppato da Techland, il primo capitolo è uscito nel 2015 e ha dato vita a una saga che continua a far parlare di sé.

Dying Light (2015): il debutto che ha sorpreso tutti

Presentato per la prima volta all’E3 2014 a Los Angeles, Dying Light ha attirato subito l’attenzione per il suo approccio innovativo al genere zombie. La città di Harran, colpita da un’epidemia che trasforma le persone in creature feroci, faceva da sfondo a un’avventura in cui la sopravvivenza dipendeva dalla capacità del giocatore di muoversi velocemente tra i tetti, raccogliere risorse e costruire armi improvvisate. Di giorno, i nemici erano gestibili. Di notte, predatori letali chiamati Volatili pattugliavano le strade, rendendo ogni uscita notturna un rischio calcolato.

Il sistema di parkour, ispirato a franchise come Mirror’s Edge, ha rappresentato il vero elemento distintivo. Saltare tra i tetti, arrampicarsi sui palazzi e scivolare lungo le zip-line offriva una libertà di movimento rara nel genere. Il successo commerciale è stato notevole: oltre 30 milioni di copie vendute in totale, alimentate anche da un supporto post-lancio durato anni con DLC, eventi stagionali e aggiornamenti gratuiti.

Dying Light 2 Stay Human: ambizione e divisioni

Nel 2022, dopo diversi rinvii, è arrivato Dying Light 2 Stay Human. Ambientato in una nuova città chiamata Villedor, quindici anni dopo la caduta della civiltà, il sequel ha ampliato la formula con un sistema di scelte narrative che influenzavano il mondo di gioco. Il parkour è stato affinato, con nuove mosse e una verticalità ancora più marcata. Tuttavia, il gioco ha diviso critica e pubblico: se la struttura ludica ha ricevuto elogi, la componente narrativa e alcuni problemi tecnici al lancio hanno generato opinioni contrastanti.

Techland ha continuato a lavorare sul titolo con aggiornamenti costanti, aggiungendo modalità di gioco, correggendo bug e pubblicando DLC come “Bloody Ties” e “Reign of the Rotten”. Il supporto prolungato ha dimostrato l’impegno dello studio nel mantenere viva la community.

L’eredità di Dying Light nel panorama videoludico

La saga Dying Light ha contribuito a ridefinire il genere survival horror in mondo aperto. L’idea di combinare parkour, crafting e un ciclo giorno-notte significativo ha influenzato numerosi titoli successivi. Il cooperativo online, presente in entrambi i capitoli, ha aggiunto un livello di divertimento e strategia che ha reso il franchise particolarmente popolare tra i gruppi di amici in cerca di esperienze condivise. Per chi ama il genere, consigliamo anche la nostra copertura del CinemaCon 2026, dove sono state annunciate diverse adaptazioni videoludiche per il cinema.

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