Nella primavera del 2019 Electronic Arts si preparava con largo anticipo all’arrivo delle console di nuova generazione, PlayStation 5 e la futura Xbox. L’obiettivo dichiarato era evitare gli ostacoli tecnologici del passaggio generazionale, come spiegato durante la conference call sui risultati del quarto trimestre.
Le parole di Blake Jorgensen
Il COO e CFO Blake Jorgensen raccontò che la società stava costruendo una struttura del proprio motore facilmente adattabile alle nuove piattaforme: “Siamo ancora nella fase di scoperta di ciò che significa esattamente, ma abbiamo cercato di costruire la struttura di base del nostro motore in modo che possa essere modificata per nuove console o nuove tecnologie abbastanza facilmente”. Jorgensen indicò proprio in questa esigenza uno dei motivi che avevano spinto EA a puntare su Frostbite come motore principale all’interno dell’azienda.
Perché contava tanto Frostbite
All’epoca Frostbite alimentava buona parte del catalogo EA, dai giochi sportivi a Battlefield, passando per Anthem e per alcuni capitoli di Mass Effect. Standardizzare il motore permetteva di riutilizzare strumenti e competenze tra i team, ma richiedeva anche un lavoro di adattamento notevole quando cambiavano le architetture hardware. La flessibilità del motore diventava così un tassello importante nella corsa verso la next-gen.
Che cosa è successo dopo
PlayStation 5 e Xbox Series X/S debuttarono nel novembre 2020, con EA pronta a proporre versioni aggiornate dei suoi titoli sportivi e di Battlefield. Negli anni seguenti la compagnia ha però rivisto la propria strategia tecnologica: pur mantenendo Frostbite per le simulazioni sportive, ha scelto l’Unreal Engine per progetti come il nuovo Mass Effect e il ritorno di Skate. La preparazione avviata nel 2019 si è quindi tradotta in un ecosistema di motori più variegato di quanto lasciasse intendere quella conference call.
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Non solo hardware: il nodo del cloud
La preparazione tecnologica di EA non riguardava soltanto le nuove console. Già nel 2018 la compagnia aveva presentato Project Atlas, un’iniziativa dedicata al cloud e all’unificazione degli strumenti di sviluppo, con l’idea di sfruttare i server per calcoli complessi e per il gioco in streaming. Questo lavoro si intrecciava con l’evoluzione di Frostbite e con l’obiettivo di ridurre i tempi necessari a portare i giochi sulle piattaforme emergenti.
La rivoluzione degli SSD
Il vero salto della generazione successiva arrivò con gli SSD. PlayStation 5 e Xbox Series X/S introdussero memorie a stato solido molto rapide, capaci di abbattere i tempi di caricamento e di cambiare il modo di progettare mondi di gioco. Per un’azienda come EA, abituata a produrre titoli su larga scala e con uscite annuali, adattare il motore a queste nuove logiche di streaming dei dati fu uno degli aspetti più delicati del passaggio verso la next-gen anticipato in quella conference call del 2019.
