Il Parco Archeologico di Pompei continua a stupire. A oltre ventidue secoli dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., gli scavi nella città sepolta proseguono e il 2026 si sta rivelando un anno particolarmente fecondo. Nuovi ambienti, affreschi e oggetti di uso quotidiano riportano alla luce dettagli che gli studiosi stanno valutando con attenzione, e che modificano in modo profondo la nostra comprensione della vita romana in epoca imperiale.
Gli scavi nella Regio IX: un nuovo quartiere emerge
Da circa tre anni il team guidato dal direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, sta scavando sistematicamente nella Regio IX, un’area di circa 3.200 metri quadrati rimasta sepolta fino a poco tempo fa. Nel 2026 i risultati si sono moltiplicati: stanze intere con pareti ancora intonacate, mosaici pavimentali, tracce di pasti interrotti dall’eruzione. Gli archeologi hanno rinvenuto anche un piccolo santuario domestico con statuine votive in bronzo e terracotta, oggetti che testimoniano la pratica religiosa privata delle famiglie pompeiane.
Uno degli ambienti più discussi è quello che la stampa ha soprannominato “la sala del banchetto di Elena e Paride”. Le pareti raffigurano scene della mitologia greca, con un dettaglio cromatico che il tempo ha preservato in modo quasi integrale. Il fondo nero delle pareti, tecnica nota come “ambiente di terzo stile”, serviva a nascondere il fumo delle lucerne durante le cene serali.
La panetteria-prigione e il lavoro degli schiavi
Tra le scoperte che hanno fatto più discutere nel 2026 c’è l’ampliamento delle indagini nella cosiddetta “panetteria-prigione” già rinvenuta parzialmente nel 2023. Si tratta di un ambiente angusto con piccole finestre sbarrate, macine da grano e segni di catene nelle mura. Gli schiavi impiegati nella macinazione venivano costretti a girare le macine insieme agli asini, in condizioni di estrema durezza. Gli studi antropologici condotti sui resti ossei ritrovati nelle vicinanze confermano diete squilibrate, lesioni da lavoro ripetitivo e aspettative di vita ridotte.
Zuchtriegel ha spiegato in più occasioni che questi ritrovamenti aiutano a comporre un ritratto più realistico e meno idealizzato della società romana, dove il lavoro schiavile alimentava una parte importante dell’economia urbana.
Il termopolio, il carro cerimoniale e il pane sul bancone
Il termopolio della Regio V, rinvenuto già nel 2020 e poi studiato negli anni successivi, ha continuato a restituire informazioni. Le analisi chimiche dei residui rimasti nelle dolia, i grandi vasi di terracotta incassati nel bancone, hanno permesso di ricostruire in dettaglio i piatti che venivano serviti: stufati di carne di capra, lumache, pesce, fave, una dieta che condivide diversi elementi con quella che oggi chiamiamo dieta mediterranea. Era una tavola calda a tutti gli effetti, frequentata dai lavoratori che non potevano permettersi una cena preparata in casa.
Nel 2021 era stato riportato alla luce un carro cerimoniale a quattro ruote, unico nel suo genere, probabilmente usato per processioni nuziali o riti religiosi. Le decorazioni in bronzo e ferro sono state sottoposte a un restauro durato anni. Nel 2026 il carro è stato finalmente esposto al pubblico nel nuovo allestimento del Parco, dove si possono osservare anche le impronte delle cinghie in cuoio che sostenevano il sedile.
Tecnologie di scavo e prossimi obiettivi
Gli archeologi lavorano oggi con strumenti che vent’anni fa non esistevano: droni per il rilievo 3D, scanner laser, analisi del DNA antico sui resti umani, spettroscopia per identificare i pigmenti originali. Il metodo stratigrafico è diventato più lento ma molto più preciso, e l’integrazione con il software di modellazione permette di conservare ogni dettaglio anche dopo la rimozione degli strati superiori.
Nei prossimi mesi il Parco prevede di concludere lo scavo di un isolato della Regio IX e di aprire al pubblico alcune abitazioni restaurate, finora chiuse. Pompei resta un laboratorio a cielo aperto, dove ogni stagione di scavi aggiunge un tassello al nostro sapere sul mondo romano. Il sito fa parte del patrimonio mondiale UNESCO, e la sua tutela si inserisce nella più ampia riflessione sulla cura dell’ambiente e dei beni culturali che anima ogni edizione della Giornata della Terra.
