La recensione della versione “stabile” di Fallout 76
L’annuncio di un nuovo episodio di Fallout – totalmente online – ha avuto l’effetto di una piccola bomba, contrapponendo due pubblici che hanno una visione d’insieme diversa sulla licenza di culto.
Alcuni hanno solo concepito una modalità avventura, mentre gli altri hanno immaginato la prospettiva di un Fallout 4 versione coop.
Tentando di soddisfare entrambe le parti a modo suo, Bethesda ha creato Fallout 76, che fa fatica a trovare il suo stile e si intreccia costantemente tra un’esperienza laboriosa e fugaci momenti di grazia.
Che il disastro nucleare abbia inizio
Fallout 76 è ambientato molto prima gli episodi conosciuti. Il Vault 76, infatti, è il primo che si è aperto per far sì che i suoi coloni potessero riversarsi negli Stati Uniti e ricostruire la nazione devastata dalla guerra. Il Vault 76 è un baluardo della tecnologia prebellica, il posto nel quale sono state radunate le migliori menti, che dovranno guidare il resto della popolazione verso la redenzione.
E l’inizio dell’avventura sembra in effetti davvero diverso. Come sempre, dopo un veloce editor nel quale potremo definire i tratti somatici del nostro alter ego, ci siamo risvegliati all’interno di uno di questi rifugi, solo che per una volta tutto è ancora nuovo e perfettamente funzionante. Anzi, in giro ci sono ancora i segni della festa che si è tenuta la sera prima, l’ultimo momento passato tutti insieme prima della fine della segregazione.
Solo che al posto di trovare amici e parenti, il Vault è vuoto. Per qualche strano motivo la sveglia ci ha fatto alzare tardi e siamo rimasti gli ultimi. Poco male, il percorso per l’uscita è semplice da trovare, così come sono piuttosto evidenti le stazioni che ci riforniscono di tutto il necessario per affrontare l’esterno.
Presi gli indumenti e i beni di prima necessità, siamo arrivati davanti all’imponente portone che ha sigillato il Vault per tanti anni, in tempo per ammirarlo mentre si schiude davanti a noi. Ci siamo gettati verso l’uscita, già assaporando il tipico e spettacolare cambio di luce che segna il passaggio da dentro a fuori, imitando gli occhi che si abituano, dopo anni di chiuso, al Sole. Eravamo pronti a sostituire le fredde pareti del Vault con lo spettacolo della Virginia Occidentale, quando il primo problema tecnico ha troncato uno dei momenti più iconici della serie: un lungo caricamento che ha rovinato tutto spezzando con diverse decine di secondi, con un’orribile schermata statica, questo momento importante.
Evidentemente non è stato possibile programmare in maniera fluida il passaggio tra l’istanza privata e il server pubblico, ma è il 2019 e una soluzione per aggirare in maniera meno goffa questo ostacolo la si doveva trovare.
Una volta all’esterno anche il paesaggio che ci siamo trovati di fronte è stato diverso da quello che ci saremmo aspettati. Verdi e rigogliose colline circondano infatti il Vault: l’essere umano è stato rintanato a lungo nelle profondità dei rifugi e la natura ha avuto modo di riprendere il suo corso… a volte in maniera del tutto nuova e inaspettata.
Le attività
Veniamo al dunque, vediamo cosa regala il gameplay di Fallout 76 prima di passare all’aspetto tecnico. Le attività non sono un problema per il titolo, in termini di quantità. La campagna principale si attesta tranquillamente sulla trentina di ore di gioco, e le attività secondarie sono talmente tante che completarle tutte risulterà parecchio proibitivo. Queste sono suddivise in compiti specifici, sotto quest, missioni varie ed eventi (tra cui quelli giornalieri, con una specifica ricompensa maggiorata). Completare gli incarichi ci garantirà un buon numero di punti esperienza e tappi, oltre che una serie di oggetti unici.
Lo spostamento sulla mappa è rapido, una volta scoperta una determinata zona. Anche se bisognerà pagare con i tappi per poterlo fare. Ciò che però denota la mancanza di esperienza del team in un gioco del genere, è l’impossibilità di condividere le quest. Questo aspetto, anche a distanza di anni, risulta l’elemento meno comprensibile del design di Bethesda, costringendo giocatori nella stessa squadra a proseguire costantemente insieme, pena la necessità di compiere ognuno la propria quest attiva. Tale elemento è alla base del genere ormai da anni e, se anche fosse possibile comprendere la volontà di Bethesda di far approfondire ad ognuno le missioni della campagna principale, dovrebbe assolutamente essere risolto quantomeno per le attività secondarie.
Discorso diverso per quanto riguarda eventi pubblici e raid i quali, per la loro natura pubblica, possono essere giocati da tutti e trenta i partecipanti alla sessione. Proprio i raid, generabili dopo il ritrovamento dei codici di lancio delle armi nucleari e del loro dispiegamento sulla mappa, rappresentano per definizione le attività più impegnative. Sganciare un ordigno atomico su una fenditura, luogo già di per se piuttosto proibitivo, genererà un evento a tempo durante il quale ci sarà richiesto di uccidere un obiettivo particolarmente ostico, mentre ci occupiamo anche di tutte le creature di contorno. Sono queste le attività più remunerative e in grado di permetterci di ottenere il migliore equipaggiamento. In generale Fallout 76 rappresenta comunque già oggi un titolo estremamente divertente in gruppo, che è poi esattamente ciò che vuole essere.
Il gameplay
Senza dover necessariamente rimarcare ciò che già tutti sappiamo, il titolo post apocalittico per eccellenza ci mette nei panni di un sopravvissuto o sopravvissuta, tornato/a in superficie dopo venticinque anni di reclusione. In un paradiso sotterraneo nel quale la vita, con tutti i limiti del caso, scorreva facile e senza troppi impedimenti. Il mondo reale invece è brutto, sporco, cattivo e tutt’altro che amichevole. Uccidere bestie mutanti, ghoul, animali radioattivi e ogni tipologia di mostruosità scaturita a seguito dell’olocausto nucleare, si fonda come la base della nostra sopravvivenza. Per farlo avremo a disposizione un arsenale di armi sostanzialmente infinito, che va dalle pistole costruite con materiali di scarto ai fucili a pompa, quelli di assalto, le armi contundenti, armi da fuoco automatiche, esplosive, granate e mine e persino armi basate sull’utilizzo di laser, raggi gamma e strane amenità aliene. Ce n’è per tutti i gusti e nessuno sarà in grado di obiettare sulla varietà del proprio arsenale. Diverso il discorso per quanto riguarda il feeling che queste armi regalano.
I primi combattimenti ci insegnano due cose: la prima è che non esiste più la possibilità di mettere il gioco in pausa (siamo online dopotutto), la seconda è che il sistema di crescita del personaggio è nuovo e basato su speciali carte. Ad ogni aumento di livello possiamo decidere quale dei sette slot S.P.E.C.I.A.L. aumentare, così da avere uno spazio per inserire una nuova carta.
Ogni carta garantisce un bonus speciale (più resa dei liquidi, meno possibilità di avere malattie dai cibi o una migliore abilità con un’arma) ed è caratterizzata da tre livelli di efficacia. Scambiando le carte e abbinandole è possibile definire le abilità del proprio personaggio in modo da specializzarlo in un campo, soprattutto nel caso in cui si faccia squadra con un amico.

Inutile girarci intorno, il sistema di shooting di Fallout 76, è la diretta discendenza di un’eredità Bethesda che ormai mostra il fianco al tempo e richiederebbe una forte revisione per riuscire a ritrovare una qualità e una giocabilità adatta al 2019. La mira fa i capricci, la lentezza nei movimenti non aiuta e la quasi totale inutilità del famoso sistema S.P.A.V. (invero scelta obbligata data la sua natura totalmente online), delineano un comparto sparatutto che non riesce neanche lontanamente a consegnare nelle mani del giocatore una risposta ai comandi fluida e divertente. Come se non bastasse, l’usura delle armi, a volte esageratamente rapida, provoca un certo senso di noia in tutti quei giocatori che non hanno intenzione di aumentare a dismisura una singola specifica solo per vedere il proprio peso trasportabile diventare ludicamente sopportabile.
Per quanto riguarda le armature, in Fallout 76 la gestione è generalmente simile, con una miriade di possibilità e varianti, aiutate anche dai pezzi unici che si portano in dote specifici perk, ma che soffrono sempre di un’usura a volte frustrante. Questo aspetto sarebbe facile da sopperire, grazie alla possibilità di utilizzare banchi da lavoro e il proprio accampamento per lavorare su modifiche e riparazione, se non fosse che, andando avanti e sbloccando pezzi pregiati, i materiali da spendere per sistemare tali pezzi diventano talmente rari da spingerci spesso ad equipaggiare parti meno performanti, piuttosto che ritrovarci a girare per decine di minuti in cerca di quel nastro adesivo che si nasconde come farebbe un topo in casa nostra. Proprio il crafting, croce e delizia di Fallout, amplificato enormemente con l’uscita del quarto capitolo e riproposto similmente in questo 76, rappresenta uno degli aspetti emblematici della situazione attuale di Bethesda. Da un team dalle potenzialità enormi e dalle risorse pressoché infinite, risulta quantomeno anacronistico ritrovare un sistema così datato e poco congeniale.

Tecnicamente instabile
Dopo tanti anni dal suo rilascio, oggi il prodotto va valutato come finito e, anche se sappiamo benissimo che Bethesda continuerà a lavorarci e a rifinirlo a lungo, è stata la stessa Bethesda a decidere la data di rilascio. Purtroppo però, anche e soprattutto al netto della prima major patch post lancio, Fallout 76 è un gioco evidentemente incompleto. Nonostante recuperi praticamente ogni asset da Fallout 4 e presenti pressoché nessun miglioramento grafico, il team di sviluppo a quanto pare non è riuscito a confezionare un’esperienza tecnicamente accettabile e priva di grossi bug, lag, freeze, cali di frame rate e crash frequenti.
Fallout 76 soffre di tutto quello di cui un gioco può soffrire, in maniera quasi invalidante per il giocatore, che si ritrova a sparare ai nemici senza comminare danni, a vedersi bloccato per due o tre secondi per poi ritrovarsi cinque metri più in là, a veder sparire i propri compagni, ad essere buttato fuori dalla squadra e dal mondo senza motivo, a crashare improvvisamente e a dover rifare mezza quest per la perdita di progresso, per non parlare dei problemi più leggeri come la sparizione dei vestiti dei compagni, che se ne vanno in giro in intimo, la morte in posizioni “anti leggi della fisica” dei nemici, i caricamenti lunghissimi e i trofei/obiettivi poco coinvolgenti. Non abbiamo ancora capito poi se è normale trovare gli ardenti in posizioni statuarie di tanto in tanto e vederli sbloccarsi quando ci si avvicina, o se anche questo è un bug del gioco, considerando poi che a volte li si può uccidere anche se in questo stato, altre sembrano invece invulnerabili.
Verdetto
Fallout 76 avrebbe potuto essere un gioco estremamente seducente. Con la sua impressionante ricchezza di mappe che invita a un’esplorazione gratificante e alcune ricerche sorprendenti e accattivanti, ci si chiede: cosa sarebbe valso il titolo Bethesda senza i suoi evidenti errori nel gioco, design e mancanza di finiture? Difficile da dire, visto e considerato che il titolo fatica davvero a trovare il suo stile. Un titolo dalla forte propensione multiplayer e cooperativa, ma che altrettanto prende per mano il giocatore solitario e gli regala una storia interessante e ben scritta, oltre che eticamente struggente. Questo nuovo Fallout non eccelle in nessuna delle caratteristiche che sta cercando di proporre. Possiamo immaginarlo come una sorta di grande mod multiplayer di Fallout 4, che condivide le funzionalità e gli errori di interfaccia che non sono cambiati dal 2015.
Fallout 76, un gioco in costante evoluzione, e non è una sorpresa che raggiungerà uno stadio maturo tra un bel po’ di tempo, è una raccolta di meccaniche incerte e regole poco chiare, servita in modo datato e tecnicamente instabile. Non resta che aspettare che Bethesda lavori sodo per comprendere meglio i veri punti di forza del gioco.
Aggiornamento: com’è cambiato Fallout 76 dopo il lancio
All’epoca della nostra prova il gioco mostrava tutti i limiti di un lancio difficile. Negli anni successivi Bethesda intervenne a più riprese: l’aggiornamento gratuito Wastelanders, arrivato nell’aprile 2020, introdusse veri personaggi non giocanti con dialoghi e scelte, rispondendo a una delle critiche principali sull’assenza di NPC umani. Seguirono l’arrivo su Steam, un sistema di stagioni e nuove espansioni come Steel Dawn e Steel Reign, oltre all’abbonamento opzionale Fallout 1st. Il quadro complessivo migliorò in modo netto rispetto ai primi mesi.
Per approfondire trovi la nostra scheda dedicata a Fallout 76 e le altre recensioni di SubwayPress.
Dove giocarlo
Per recuperare il gioco e la saga: Fallout 76 su Amazon, Fallout 4 e i gadget della serie Fallout.
