In un’intervista rilasciata nel 2019, Todd Howard di Bethesda raccontava la filosofia dietro The Elder Scrolls VI: un gioco pensato per essere giocato per oltre dieci anni. Il paragone con Skyrim era immediato, dato che il capitolo del 2011 continuava a vendere e a raccogliere giocatori a distanza di quasi un decennio dall’uscita.
Perché Skyrim è ancora un punto di riferimento
“La gente continua a giocare a Skyrim e ancora oggi è uno dei giochi più venduti”, spiegava Howard. Il direttore sottolineava come il titolo fosse rimasto tra i più acquistati anche su Nintendo Switch e come le mod create dalla community contribuissero a rinnovarlo di continuo. Questa longevità, alimentata da riedizioni e contenuti aggiuntivi, era diventata un modello per l’intera produzione dello studio.
Un progetto pensato per durare
L’idea di fondo era costruire The Elder Scrolls VI come un’esperienza capace di accompagnare i giocatori per anni, non come un prodotto da esaurire in poche settimane. Un approccio che spiegava anche i tempi di sviluppo lunghi: prima di dedicarsi a pieno al nuovo capitolo, Bethesda ha portato a termine altri progetti, a partire dalla nuova proprietà intellettuale Starfield.
A che punto siamo oggi
The Elder Scrolls VI era stato annunciato con un breve teaser nel 2018, senza dettagli su ambientazione o data. Negli anni successivi lo sviluppo è proseguito con calma: Starfield è arrivato nel 2023, mentre il nuovo Elder Scrolls è rimasto in lavorazione. Nel frattempo Bethesda è entrata a far parte del gruppo Microsoft, elemento che ha inciso sulle piattaforme di riferimento del futuro capitolo. L’attesa, insomma, prosegue. Per altri approfondimenti sui grandi giochi di ruolo, la sezione videogiochi raccoglie le nostre notizie.
