Dopo poco più di quattrocento giorni di viaggio e circa un miliardo di chilometri percorsi, la sonda cinese Tianwen-2 ha raggiunto 469219 Kamoʻoalewa, il piccolo asteroide che accompagna la Terra lungo la sua orbita attorno al Sole. La China National Space Administration (CNSA) ha annunciato l’arrivo il 6 luglio 2026, diffondendo la prima immagine ravvicinata mai ottenuta di questo corpo celeste. Le immagini mostrano un oggetto roccioso allungato, irregolare, largo poche decine di metri: molto meno di quanto ci si aspetti da un asteroide “famoso”, e proprio per questo difficile da studiare da terra.
Una sonda partita nel maggio 2025
Tianwen-2 è decollata il 28 maggio 2025 alle 17:31 UTC (il 29 maggio secondo l’ora di Pechino) dal centro di lancio di Xichang, nel sud-ovest della Cina, a bordo di un razzo Lunga Marcia 3B. La sonda pesa circa 2.100 chilogrammi e si muove grazie a una propulsione elettrica solare, la stessa tecnologia che le permetterà di cambiare bersaglio più volte nell’arco di un decennio.
Il nome riprende quello della serie Tianwen (“domande al cielo”), inaugurata dalla missione marziana Tianwen-1. Nelle fasi di studio il progetto era stato battezzato ZhengHe, in omaggio all’esploratore di epoca Ming Zheng He, prima di essere rinominato.
L’inserimento in orbita e la prima immagine
L’inserimento attorno a Kamoʻoalewa è avvenuto il 7 giugno 2026. Un mese più tardi la CNSA ha reso pubblica la prima ripresa ravvicinata, ottenuta da una distanza di circa venti chilometri dalla superficie. È la prima volta che l’asteroide viene osservato da vicino: fino a quel momento gli astronomi disponevano soltanto di misure spettroscopiche raccolte con telescopi terrestri e spaziali, con l’oggetto ridotto a un punto luminoso appena distinguibile dal fondo cielo.
La fase di caratterizzazione ravvicinata proseguirà da luglio 2026 fino ad aprile 2027. In questi mesi gli strumenti di bordo — uno spettrometro nel visibile e nell’infrarosso, uno spettrometro di radiazione termica, una camera multispettrale, un radar, un magnetometro e un analizzatore di particelle e polveri — ricostruiranno forma, composizione, campo gravitazionale e proprietà del regolite superficiale.
Che cos’è una quasi-luna
Kamoʻoalewa, catalogato anche come 2016 HO3, è un quasi-satellite della Terra. Il termine indica un asteroide che orbita attorno al Sole con un periodo quasi identico a quello terrestre: visto dal nostro pianeta sembra girarci intorno, ma non è legato gravitazionalmente alla Terra come lo è la Luna. Il legame è di risonanza, non di cattura, e durerà ancora qualche secolo prima che l’oggetto si allontani.
Il nome deriva dall’hawaiano e richiama un frammento oscillante, un riferimento diretto al modo in cui il corpo sembra ondeggiare attorno al nostro pianeta. La scelta rende omaggio all’osservatorio di Haleakalā, alle Hawaii, dove l’asteroide fu individuato dal survey Pan-STARRS.
Il dibattito sull’origine lunare si è riaperto
Per anni l’ipotesi dominante ha voluto Kamoʻoalewa come un frammento della Luna, espulso da un impatto e finito su un’orbita attorno al Sole. L’idea nasceva da misure spettrali che indicavano silicati compatibili con il materiale lunare, e alcuni gruppi avevano proposto il cratere Giordano Bruno come luogo d’origine.
Nei mesi precedenti l’arrivo della sonda, però, quella ricostruzione ha perso terreno su tre fronti distinti. Uno studio guidato da Marco Fenucci ha confrontato la probabilità di produrre un oggetto simile a Kamoʻoalewa partendo dalla fascia principale degli asteroidi oppure dai detriti del cratere Giordano Bruno: il primo canale rende in media 1,23 oggetti, il secondo appena 0,042. Un lavoro pubblicato su Nature Communications nel maggio 2026, primo firmatario Pengfei Zhang, ha riesaminato la banda di assorbimento chiave e l’ha trovata compatibile con le condriti LL, lo stesso materiale associato ad asteroidi come Itokawa, indicando come possibile provenienza la famiglia di Flora. Infine, uno spettro infrarosso raccolto nel febbraio 2026 è risultato molto meno arrossato delle misure da terra, e le osservazioni di aprile con il Large Binocular Telescope hanno confermato il dato.
Il quadro, quindi, resta aperto. Il verdetto arriverà dal laboratorio, quando i campioni saranno analizzati sulla Terra.
Il prelievo dei campioni: tre tecniche diverse
La raccolta è la parte tecnicamente più delicata dell’intera missione. Su un corpo di poche decine di metri la gravità è quasi assente, e qualsiasi contatto rischia di respingere la sonda. Il piano cinese prevede tre modalità: prelievo in hovering, ossia restando sospesa sopra la superficie; touch-and-go, con un contatto brevissimo, la stessa tecnica usata da OSIRIS-REx e Hayabusa2; e infine ancoraggio e attacco, con la sonda che si fissa al suolo tramite un braccio robotico.
Quest’ultima modalità non è mai stata tentata su un asteroide, e il suo impiego dipenderà dalle caratteristiche del regolite che verranno misurate nei prossimi mesi. L’obiettivo minimo dichiarato è di riportare almeno un centinaio di grammi di materiale, con margini per quantità superiori. È previsto anche l’uso di cariche esplosive per esporre eventuali volatili sepolti sotto la superficie.
Rientro nel 2027, poi una cometa nel 2035
Tianwen-2 lascerà Kamoʻoalewa il 24 aprile 2027. La capsula con i campioni si separerà dal veicolo principale il 29 novembre 2027 e rientrerà in atmosfera lo stesso giorno. Subito dopo il rilascio, la sonda madre eseguirà una manovra di fionda gravitazionale attorno alla Terra per immettersi su una nuova traiettoria.
La seconda parte della missione punta a 311P/PanSTARRS, una cometa della fascia principale: un oggetto che orbita fra Marte e Giove come un asteroide, ma che mostra code di polvere tipiche delle comete. L’arrivo è previsto per il gennaio 2035, con almeno un anno di osservazioni ravvicinate. Se il calendario reggerà, Tianwen-2 sarà la prima sonda a studiare da vicino questa categoria di corpi celesti.
Perché questi campioni contano
I materiali riportati dagli asteroidi conservano la composizione chimica del Sistema solare primitivo, rimasta sostanzialmente immutata da oltre quattro miliardi di anni. Le missioni Hayabusa2 e OSIRIS-REx hanno già mostrato quanto un campione incontaminato possa dire su acqua e molecole organiche presenti agli albori dei pianeti.
Nel caso di Kamoʻoalewa si aggiunge la questione dell’origine: se le analisi di laboratorio riveleranno una firma isotopica lunare, avremo la prova che un impatto sulla Luna può spedire frammenti in orbita solare stabile. In caso contrario, l’oggetto entrerà nella lunga lista di asteroidi provenienti dalla fascia principale, e alcune stime sulla dinamica dei detriti lunari andranno riviste.
Per approfondire
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Su SubwayPress abbiamo raccontato altre tappe recenti dell’esplorazione spaziale: i quattro anni del telescopio James Webb e le immagini di Centaurus A, il catalogo LIGO-Virgo-KAGRA che sfiora le 400 rilevazioni di onde gravitazionali e la terza galassia priva di materia oscura individuata dal Keck. Tutti gli aggiornamenti sono raccolti nella sezione Astronomia. La versione francese di questo articolo è disponibile su fr.subwaypress.com.
Immagine: rendering della missione Tianwen-2, China News Service, licenza CC BY 3.0 via Wikimedia Commons.
