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The Legend of Zelda: Breath of the Wild, dal progetto Wii U al successo mondiale — retrospettiva

Quando Nintendo mostrò per la prima volta il nuovo Zelda all’E3 2014, il mondo videoludico si trovò davanti a un’immagine che sembrava rompere con quarant’anni di tradizione: Link a cavallo, in una distesa erbosa che si perdeva all’orizzonte, senza minimappa, senza tutorial, senza un sentiero tracciato. Il gioco veniva presentato come esclusiva Wii U per il 2015, ma la strada per arrivare allo scaffale sarebbe stata molto più lunga, e avrebbe cambiato la storia del genere open world.

Questa è la storia di The Legend of Zelda: Breath of the Wild, dal reveal del 2014 all’uscita del marzo 2017, fino all’eredità che porta oggi su Nintendo Switch 2.

Dal reveal E3 2014 al rinvio per Switch

Il video del 10 giugno 2014 durava poco più di un minuto e mezzo. Link, a cavallo, attraversava una prateria inseguito da una creatura meccanica di grandi dimensioni. Eiji Aonuma, produttore storico della saga, spiegò in un’intervista pubblicata subito dopo la conferenza che l’intero mondo di gioco sarebbe stato seamless, esplorabile in ogni direzione fin dal primo minuto, e che i dungeon si sarebbero mescolati alla mappa senza schermate di caricamento che ne segnassero l’ingresso.

L’uscita prevista per il 2015 slittò quasi subito. A marzo 2015, Aonuma confermò ufficialmente il rinvio al 2016, parlando di un progetto più ambizioso di quanto previsto. Arrivò poi il silenzio del 2016: nessuna demo giocabile, qualche concept art diffusa sul canale ufficiale, e la conferma che il gioco sarebbe uscito anche sulla nuova console in lavorazione, allora nota come NX.

L’uscita del 3 marzo 2017: doppia piattaforma

Breath of the Wild uscì il 3 marzo 2017 contemporaneamente su Wii U e su Nintendo Switch, diventando il titolo di lancio della nuova console ibrida. I due ingegneri a capo dello sviluppo, Hidemaro Fujibayashi come director e Satoru Takizawa come art director, avevano ricostruito le fondamenta del gameplay a partire da una domanda diretta: “cosa succederebbe se un giocatore potesse salire su ogni muro e attraversare ogni fiume?”. La risposta fu un sistema di arrampicata universale, un paracadute usabile ovunque, e una fisica basata su temperatura, elettricità, fuoco e metallo.

Il giorno dell’uscita, Switch vendette 2,74 milioni di unità nel suo primo mese. Il 90% dei possessori della console aveva acquistato anche il nuovo Zelda, un dato che Nintendo mise al centro del bilancio di fine anno fiscale.

Le scelte di design che hanno ridefinito il genere

Il gioco introduceva quattro Creature Divine al posto dei dungeon classici, 120 sacrari disseminati sulla mappa e una meccanica di cucina che usava ingredienti raccolti in tempo reale. La progressione non seguiva un ordine fisso: una volta raggiunto il Plateau delle Origini, l’intero Hyrule diventava disponibile, boss finale compreso.

Come ha raccontato Fujibayashi nella GDC 2017 postmortem, la scelta di rompere con la formula tradizionale era stata presa già nel 2013: “volevamo ripartire dal primo Zelda del 1986, un mondo aperto dove si poteva andare ovunque, ma con gli strumenti del 2017”. Il risultato portò a casa il premio Game of the Year ai Game Awards 2017 e oltre cento riconoscimenti di categoria simile nel mondo.

L’eredità: da Tears of the Kingdom al 2026

Nel maggio 2023 è uscito Tears of the Kingdom, seguito diretto che ha ripreso Hyrule sei anni dopo e ha aggiunto il sistema Ultramano per combinare oggetti in veicoli e strutture. Anche qui, il successo commerciale è stato immediato: 10 milioni di copie nei primi tre giorni, record assoluto per la serie.

Nel 2026, a nove anni dal debutto, Breath of the Wild continua a figurare nelle classifiche di Nintendo Switch 2 grazie all’edizione aggiornata con framerate migliorato e texture ricaricate. La versione Wii U resta ancora in catalogo digitale su Nintendo eShop, testimonianza del ruolo duplice che il gioco ha avuto come addio a una piattaforma e come biglietto di lancio per quella successiva. L’influenza del design di Breath of the Wild è visibile in buona parte degli open world usciti nei successivi nove anni, da Genshin Impact a Elden Ring, e per approfondire il discorso sullo storytelling nei videogiochi rimandiamo all’analisi dedicata.

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