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Deep Blue contro Kasparov: 29 anni fa l’IA superava per la prima volta un campione del mondo

L’11 maggio 1997 Garry Kasparov si alza dalla scacchiera dopo diciannove mosse e firma la resa. Davanti a lui, in una sala dell’Equitable Center di New York, il supercomputer Deep Blue di IBM ha vinto la sesta e decisiva partita del match di rivincita. Per la prima volta un campione del mondo di scacchi viene battuto in un confronto ufficiale a cadenza classica da una macchina. La data, oggi, compie ventinove anni e resta uno spartiacque nella storia dell’intelligenza artificiale.

La rivincita: come si arrivò al match del 1997

L’anno precedente, a Filadelfia, Kasparov aveva chiuso il primo confronto sul punteggio di 4–2 in suo favore. IBM tornò a Manhattan con una versione potenziata del calcolatore, soprannominata Deeper Blue all’interno del team. La macchina valutava circa duecento milioni di posizioni al secondo grazie a 480 chip dedicati, sviluppati dai ricercatori Feng-hsiung Hsu, Murray Campbell e Joe Hoane. Sul piano sportivo restavano in palio 700.000 dollari per il vincitore, 400.000 per lo sconfitto.

Le sei partite e il crollo nella sesta

Le prime cinque partite si chiusero in equilibrio: una vittoria per parte e tre patte. Kasparov apparve insolitamente teso già dopo la seconda partita, durante la quale Deep Blue scelse una mossa posizionale (37.Ae4) che il russo trovò così umana da sospettare un’intrusione dei programmatori. La sesta partita, l’11 maggio, durò appena un’ora. Kasparov giocò un’apertura Caro-Kann e cadde in una variante conosciuta in teoria, lasciando il cavallo in h7 esposto al sacrificio bianco Cxe6. Si arrese alla diciannovesima mossa, con il punteggio finale di 3,5 a 2,5 per Deep Blue.

Cosa fece Deep Blue, davvero

Deep Blue era un sistema di calcolo dedicato, non un’intelligenza generale. Combinava una ricerca alpha-beta tradizionale a una valutazione posizionale messa a punto da grandi maestri come Joel Benjamin e Miguel Illescas. La macchina ragionava per forza bruta, ma sceglieva con l’aiuto di un libro di aperture e di un endgame tablebase a sei pezzi. Dopo il match IBM ritirò il progetto, smontò l’hardware e donò parti del sistema allo Smithsonian Institution di Washington e al Computer History Museum di Mountain View.

L’eredità: dai motori di scacchi all’IA di oggi

L’effetto Deep Blue ha attraversato decenni. Oggi motori come Stockfish e Leela Chess Zero superano costantemente i giocatori umani. AlphaZero di DeepMind, nel 2017, ha imparato gli scacchi da zero in poche ore studiando contro sé stesso: un cambio di paradigma rispetto alla forza bruta che dominò l’incontro newyorkese. Il salto verso le reti neurali ha portato benefici anche fuori dal gioco: dal riconoscimento immagini alle creazioni artistiche, lo stesso filone di ricerca ha aperto strade nuove, come abbiamo raccontato nel pezzo sull’intelligenza artificiale applicata alla composizione musicale.

Kasparov, 29 anni dopo

Kasparov non ha smesso di occuparsi del rapporto fra uomo e macchina. Nel 2017 ha pubblicato Deep Thinking. Dove finisce l’intelligenza artificiale, comincia la creatività umana (edito in Italia da Fandango Libri), una riflessione sul match, sulla sconfitta e sulla collaborazione possibile fra intelligenza umana e algoritmica. Il volume è disponibile in italiano e resta una lettura preziosa per chi voglia capire cosa accadde davvero a New York: si trova facilmente in libreria e su Amazon.

Un anniversario che invita a fare i conti con il presente

Il 1997 sembra lontano, eppure le domande sollevate da quel match sono diventate questioni quotidiane. L’IA generativa scrive testi, compone musica, gioca a videogame. Cambia la posta in palio: dal singolo match contro un campione, si è passati al lavoro, alla creatività, all’istruzione. Vale la pena rileggere quegli articoli di ventinove anni fa con il senno di oggi, per misurare la distanza percorsa e quella che resta da percorrere.

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