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Milioni di esopianeti potrebbero nascere attorno ai buchi neri supermassicci

I buchi neri supermassicci hanno fama di orchi cosmici che divorano tutto ciò che si avvicina. Un gruppo di ricercatori ha però mostrato che potrebbero anche essere la culla di milioni di pianeti. I risultati, pubblicati a giugno 2026, riguardano le regioni più luminose delle galassie, chiamate nuclei galattici attivi.

Nel cuore dei nuclei galattici attivi

Un nucleo galattico attivo (AGN) si forma quando un buco nero supermassiccio è circondato da enormi quantità di gas e polvere, disposte in un disco appiattito detto disco di accrescimento. La gravità imponente di questi buchi neri, la cui massa raggiunge milioni o addirittura miliardi di volte quella del Sole, surriscalda la materia del disco, che inizia a brillare su tutto lo spettro elettromagnetico. Queste regioni sono così luminose da superare spesso la luce combinata di tutte le stelle della loro galassia.

La sorpresa è notevole, perché questi dischi turbolenti sembravano poco adatti alla formazione di pianeti. I ricercatori hanno notato che i bordi di queste strutture presentano temperature e condizioni simili a quelle dei dischi protoplanetari che circondano le giovani stelle, dove di solito nascono i mondi.

Pianeti grandi come Giove

Per verificare questa ipotesi, il gruppo ha costruito un modello al computer di un buco nero supermassiccio e del suo disco di accrescimento, osservando poi la velocità con cui la polvere si aggregava nel corso di milioni di anni. Il risultato ha lasciato stupiti gli scienziati: milioni di pianeti con la massa di Giove potrebbero formarsi a decine di parsec dal buco nero (un parsec equivale a circa 3,3 anni luce).

«Sono giganti di polvere che superano la massa di Giove. Avranno l’aspetto di palle di lava», descrive Bhupendra Mishra, ricercatore all’Università del Colorado a Boulder. Il meccanismo in gioco si chiama «instabilità di flusso»: permette la formazione di lunghi filamenti di polvere, che danno origine a moltissimi pianeti. Poiché il disco attorno a un AGN è più ricco di gas rispetto a quello di una stella come il Sole, il numero di mondi possibili passa da pochi a milioni.

Mondi destinati ad allontanarsi

Questi pianeti sarebbero stabili, ma non resterebbero a lungo nello stesso punto: migrerebbero verso l’esterno, lontano dal buco nero e dal bordo dell’AGN. Per confermarne l’esistenza, gli astronomi puntano sulla lente gravitazionale, il fenomeno che curva e amplifica la luce di un oggetto lontano quando un corpo massiccio si interpone tra esso e la Terra. «Credo che potremo individuare questi pianeti, ma dobbiamo studiare ancora a fondo il modello», conclude Mishra, i cui lavori, condotti con l’astronomo Wladimir Lyra dell’Università statale del New Mexico, sono disponibili in preprint su arXiv.

La scoperta si aggiunge a una lunga serie di osservazioni che rinnovano lo sguardo sui mondi lontani, come la messe di esopianeti attesa con il telescopio Nancy Grace Roman o le sorprese della galassia che non ruota individuata da James Webb. Per approfondire si può anche leggere un libro divulgativo sui buchi neri.

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