Un gruppo internazionale di astronomi ha individuato due pianeti giganti tra i meno densi mai osservati. Battezzati TOI-791 b e TOI-791 c, raggiungono all’incirca le dimensioni di Giove ma restano meno densi dello zucchero filato. La scoperta, pubblicata su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, si basa anche su un telescopio installato in Antartide.
Giganti gassosi di una leggerezza record
I due pianeti mostrano densità bassissime: 0,038 grammi per centimetro cubo per TOI-791 b e 0,047 g/cm³ per TOI-791 c. Per confronto, la densità media di Giove è di 1,33 g/cm³, circa 28-35 volte superiore. Questi valori collocano la coppia tra i « super-soffici » (super-puff), una categoria rara di pianeti dal volume enorme e dalla massa minima.
Un telescopio antartico al centro della scoperta
Il risultato si fonda su otto anni di osservazioni, comprese quelle del telescopio ASTEP (Antarctic Search for Transiting ExoPlanets), installato presso la stazione Concordia in Antartide e gestito anche dall’Université Côte d’Azur / Observatoire de la Côte d’Azur. La lunga notte polare offre un vantaggio prezioso: diversi mesi di oscurità continua permettono di seguire senza interruzioni transiti che durano oltre undici ore. Si tratta dei transiti planetari più lunghi mai registrati per intero da terra.
Una collaborazione internazionale
Lo studio è stato guidato dall’Università di Oxford, in collaborazione con l’Université Côte d’Azur / Observatoire de la Côte d’Azur e l’Università di Birmingham. I due pianeti orbitano attorno a una nana di tipo F7, una stella un po’ più calda del Sole. L’analisi combinata dei transiti e delle misure di velocità radiale ha permesso di determinare sia le loro dimensioni sia la loro massa, e quindi la densità sorprendente.
Per approfondire
Questo tipo di misura arricchisce un campo in piena espansione. Su SubwayPress trovi anche il nostro articolo sul telescopio Nancy Grace Roman e la sua futura messe di esopianeti, l’ipotesi degli esopianeti nati attorno ai buchi neri supermassicci, oltre alle analisi de la cometa interstellare 3I/ATLAS e delle scoperte del James Webb Space Telescope. Il comunicato completo è disponibile sul sito dell’Università di Oxford.
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