Quando Naughty Dog escluse qualsiasi demo pubblica prima dell’uscita, molti giocatori percepirono la mossa come una scelta di prudenza sul terreno narrativo. Sei anni dopo quel debutto di giugno 2020, The Last of Us Part II resta uno dei videogiochi più discussi e studiati della generazione PlayStation, tra traguardi tecnici ricordati dalla critica e un’accoglienza del pubblico divisa in due fronti irriconciliabili.
Perché non ci fu mai una demo
Nel 2020 Sony confermò che non era prevista alcuna versione dimostrativa di The Last of Us Part II. La decisione aveva motivazioni precise: la durata complessiva del gioco sfiorava le 25 ore, la trama dipendeva da rivelazioni progressive e la produzione voleva tutelare l’effetto sorpresa dopo due anni di leak. La strategia reggeva fino alla vigilia del lancio, quando quattro ore di cutscene finirono online. Il danno commerciale fu contenuto, ma il sospetto sui dispositivi di sicurezza interni di Naughty Dog rimase a lungo.
Un lancio da record su PlayStation 4
Uscito il 19 giugno 2020, il gioco vendette oltre quattro milioni di copie nel primo weekend, superando il record di God of War del 2018 e diventando l’esclusiva Sony con il debutto più rapido di tutti i tempi. Il motore proprietario della software house, sviluppato nel corso di cinque anni, portava su PS4 scene di animazione facciale comparabili a quelle dei film Pixar, un sistema di illuminazione globale basato sul volume e una gestione dell’intelligenza artificiale dei nemici rimasta tra le più studiate dagli sviluppatori del settore.
La polemica sulla sceneggiatura
La prima ora di gioco ruotava attorno a un evento narrativo violentissimo che spezzava in due il pubblico. Una fetta di giocatori considerò il ribaltamento coraggioso, vicino al cinema di autore; un’altra parte giudicò la scelta gratuita e poco rispettosa dei personaggi del capitolo precedente. Il dibattito uscì dai forum specializzati e invase i social generalisti, trasformando l’uscita del gioco in un caso culturale. Naughty Dog rispose difendendo la propria visione autoriale mentre Sony affrontava campagne di review-bombing senza precedenti.
Le versioni successive e il futuro della saga
Nel 2024 Sony ha pubblicato The Last of Us Part II Remastered per PlayStation 5 e per PC, con 60 fps nativi, risoluzione 4K dinamica, commento degli sviluppatori e la nuova modalità roguelike No Return. Le vendite complessive del gioco, tra versione base e remaster, superano oggi gli 11 milioni di copie. La serie HBO The Last of Us, entrata nella sua seconda stagione nel 2025, sta adattando proprio la storia di Part II, con Pedro Pascal e Bella Ramsey affiancati dall’interprete del nuovo personaggio di Abby. Neil Druckmann ha confermato che un terzo capitolo videoludico è in fase di scrittura ma ha rinviato a data da destinarsi qualsiasi annuncio commerciale.
Un’eredità che pesa sull’industria
Sei anni dopo, The Last of Us Part II continua a influenzare l’industria. La gestione della produzione, le segnalazioni di crunch raccolte da Jason Schreier, il modo in cui la narrazione tenta di indirizzare l’empatia del giocatore verso più personaggi, tutto è diventato oggetto di studio per gli sviluppatori che puntano a un tono più adulto. Il dibattito culturale che accompagnò l’uscita del gioco resta un riferimento obbligato per chiunque racconti il peso crescente dei videogiochi come forma espressiva.
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