La Cina si prepara a tornare sulla Luna con una delle missioni robotiche più ambiziose del decennio. Chang’e 7, sviluppata dalla China National Space Administration (CNSA), è arrivata al centro di lancio di Wenchang nell’aprile 2026 e attende il decollo previsto per la seconda metà di agosto. La destinazione è il polo sud lunare, la regione che le agenzie spaziali di tutto il mondo osservano con la massima attenzione perché potrebbe custodire ghiaccio d’acqua nei crateri perennemente in ombra.
Una missione articolata in quattro veicoli
Chang’e 7 è un sistema composto da un orbiter, un lander, un rover e una piccola sonda saltatrice. Il lander punta a posarsi sul bordo illuminato del cratere Shackleton, un punto che riceve luce solare quasi costante e confina con le zone d’ombra dove le temperature restano bassissime. Il rover studierà la superficie circostante, mentre l’orbiter garantirà la mappatura dall’alto. Le comunicazioni con la Terra passeranno attraverso il satellite ripetitore Queqiao-2, lo stesso che aveva sostenuto Chang’e 6 durante il primo rientro di campioni dalla faccia nascosta della Luna, nel 2024.
Un robot saltatore a caccia di ghiaccio
L’elemento più originale è la sonda saltatrice, progettata per muoversi con brevi balzi e raggiungere il fondo dei crateri in ombra permanente. A bordo porta lo strumento LUWA (Lunar soil Water Molecule Analyzer): preleva un campione di regolite, lo sigilla, lo riscalda e ne analizza i gas rilasciati con uno spettrometro di massa. Il dispositivo deve lavorare al buio e a temperature estreme, le condizioni in cui l’eventuale ghiaccio d’acqua resta stabile da miliardi di anni. Individuare acqua in questi depositi avrebbe un valore enorme: una riserva per gli equipaggi di future missioni e, una volta scomposta in idrogeno e ossigeno, un propellente prodotto direttamente sul posto.
Il contributo italiano e la cooperazione internazionale
Chang’e 7 trasporta diciotto strumenti scientifici distribuiti sui quattro veicoli, diversi dei quali realizzati con partner stranieri: Egitto, Bahrein, Svizzera, Russia, Thailandia e Italia. Il lander ospita un sismografo e un retroriflettore laser di contributo italiano, pensati per misurare l’attività sismica del suolo lunare e per calcolare con precisione la distanza Terra-Luna. È un tassello della rete di collaborazioni che cresce attorno al programma cinese, orientato a costruire la International Lunar Research Station insieme ai propri partner. Chi desidera approfondire i dettagli tecnici della missione può consultare la scheda dedicata della Planetary Society.
Verso una base lunare
L’allunaggio è atteso per novembre 2026, e i dati raccolti serviranno a valutare il polo sud come sito per una futura base permanente. Verso la stessa regione guardano anche il programma Artemis della NASA e altre agenzie, il che rende questi mesi decisivi per la mappatura delle risorse lunari. SubwayPress segue da vicino l’esplorazione del Sistema solare: di recente abbiamo raccontato la missione cinese Tianwen-2 e la sua quasi-luna Kamoʻoalewa, i quattro anni del telescopio spaziale James Webb e la prima atmosfera individuata su un pianeta roccioso nella zona abitabile.
Per approfondire
Per chi vuole osservare la Luna e seguire l’esplorazione spaziale da casa, qualche spunto utile: un telescopio astronomico per principianti, un atlante della Luna per riconoscere crateri e mari, e un saggio sull’esplorazione spaziale.
