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La Sindone di Torino: tra fede, scienza e mistero, il telo più studiato al mondo

Custodita nel Duomo di Torino, la Sindone è uno dei manufatti più studiati e dibattuti della storia umana. Il telo di lino di circa 4,4 metri per 1,1, su cui si distingue la doppia immagine — frontale e dorsale — di un uomo con segni di crocifissione, attira da secoli l’attenzione di fedeli, scienziati e curiosi. La tradizione cristiana lo identifica con il sudario che avvolse il corpo di Gesù dopo la deposizione dalla croce. La scienza, dal canto suo, continua a interrogarsi sull’origine dell’immagine, sulla datazione del tessuto e sulle tecniche che potrebbero averla generata. Come per molti reperti antichi — si pensi alle recenti scoperte di Pompei che riscrivono la storia — la ricerca non si ferma mai.

Le tappe storiche di un telo che ha attraversato i secoli

La prima testimonianza certa della Sindone risale al 1353, quando il cavaliere Goffredo di Charny la espose a Lirey, in Francia. Da lì il telo passò alla famiglia Savoia nel 1453 e seguì le sorti della casata per oltre cinque secoli. Nel 1578 venne trasferita a Torino, dove si trova ancora oggi nella Cappella della Sindone, ricostruita da Guarino Guarini nel Seicento. Un incendio nel 1532 aveva intaccato il tessuto, lasciando bruciature e segni di rammendo che restano visibili sul lino. Un secondo incendio, nel 1997, rischiò di distruggerla, ma i vigili del fuoco riuscirono a salvarla in extremis dalla teca del Duomo.

La datazione al carbonio del 1988 e le polemiche scientifiche

Nel 1988 tre laboratori — Oxford, Tucson e Zurigo — effettuarono un test al carbonio-14 su un campione del telo, datandone l’origine fra il 1260 e il 1390. La conclusione fu netta: il manufatto sarebbe medievale e dunque incompatibile con le ipotesi di autenticità storica. Negli anni successivi diversi studiosi hanno contestato la procedura, sostenendo che il prelievo provenisse da una zona rammendata dopo l’incendio del 1532. Ricerche più recenti, fra cui un’analisi pubblicata nel 2022 che ha applicato la diffrazione a raggi X al lino, hanno proposto una datazione molto più antica, prossima al I secolo, riaprendo il dibattito.

L’immagine sulla Sindone fra ipotesi e tentativi di riproduzione

L’immagine impressa sul lino presenta caratteristiche difficili da spiegare. Lo studio dello STURP, Shroud of Turin Research Project, condotto nel 1978, escluse l’uso di pigmenti e dipinti, descrivendo l’impronta come una leggera ossidazione delle fibre superficiali. Lo storico dell’arte Walter McCrone parlò invece di ocra rossa e vermiglio. Diversi ricercatori hanno tentato di riprodurre l’effetto: Joe Nickell ha sperimentato la tecnica del bassorilievo strofinato, Luigi Garlaschelli nel 2009 ha presentato una copia ottenuta con metodi disponibili nel Medioevo. Nessuna riproduzione, però, ha replicato in pieno la tridimensionalità del negativo fotografico scoperto da Secondo Pia nel 1898.

Le ostensioni e il valore religioso del telo

Per la Chiesa cattolica la Sindone resta un’icona, non una reliquia formalmente autenticata. Il rapporto fra simboli sacri e tradizioni popolari attraversa anche altre culture europee, come dimostra l’eredità delle antiche feste celtiche, fra cui Beltane il 1° maggio. Le ostensioni pubbliche sono rare: l’ultima ordinaria si è tenuta nel 2015, in occasione del bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco, e una straordinaria nel 2020, durante la pandemia, in diretta televisiva. Nel quadro del Giubileo 2025, l’arcivescovo di Torino ha annunciato una nuova ostensione, prevista nei prossimi mesi. Il dialogo tra fede e ricerca prosegue: l’Associazione Internazionale di Sindonologia raccoglie studiosi da decenni, mentre il Centro internazionale di sindonologia di Torino conserva l’archivio fotografico ufficiale.

Un mistero che divide e che attira ancora ricercatori

La Sindone unisce due piani che raramente convivono: la devozione religiosa e l’indagine scientifica rigorosa. Per chi la considera autentica, è la prova materiale della Passione; per chi la giudica medievale, resta un capolavoro tessile e iconografico. La discussione sulle metodologie di datazione, sulle macchie ematiche, sui pollini intrappolati nel tessuto e sull’origine fisica dell’immagine prosegue nei laboratori e sulle riviste peer-review. Torino, da parte sua, ne è custode silenziosa, in attesa della prossima ostensione e dei prossimi risultati. Una città che, come dimostrano le ricorrenze del 25 aprile, conserva pagine importanti della storia italiana.

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