Il 10 e 11 maggio 2024 il cielo del nord Italia si è colorato di rosa e magenta per una tempesta geomagnetica di livello G5, la più forte registrata dal 2003. Due anni dopo, nel 2026, il ciclo solare 25 mantiene un’attività elevata e gli astrofisici dell’INAF segnalano nuove possibilità di vedere l’aurora boreale anche dalle latitudini italiane. Comprendere quando e come può ripetersi un evento simile aiuta gli appassionati di astronomia a non perdere la prossima occasione.
Cosa è successo il 10-11 maggio 2024
La sera del 10 maggio 2024 il NOAA Space Weather Prediction Center alzò l’allerta a livello G5, il massimo della scala. Una serie di brillamenti di classe X dalla regione attiva AR3664 aveva spedito verso la Terra cinque espulsioni di massa coronale. L’arrivo simultaneo del materiale solare comprimette la magnetosfera e l’aurora si spinse fino al 30° parallelo nord. Fotografie pubblicate da osservatori privati documentarono il fenomeno fino in Sicilia, Calabria e Puglia, con dominanza del rosso ossigeno a 250 km di quota. L’ultima volta che un evento di pari intensità aveva colpito la Terra era stato nell’ottobre 2003, durante la cosiddetta tempesta di Halloween.
Il ciclo solare 25 e perché siamo ancora nel massimo nel 2026
Il NOAA e la NASA hanno annunciato il raggiungimento del massimo solare nell’ottobre 2024, in anticipo rispetto alle previsioni iniziali. Il ciclo 25, iniziato nel dicembre 2019, ha mostrato un’intensità superiore al ciclo 24 e simile ai cicli del XX secolo. La fase di massimo è un plateau che si estende per dodici-diciotto mesi, durante il quale il numero di macchie solari resta elevato e i brillamenti di classe M e X sono frequenti. Nel 2026 ci si attende una graduale discesa, ma la probabilità di nuovi eventi geomagnetici severi resta significativa fino al 2027.
Come si formano le aurore alle nostre latitudini
Le aurore nascono dall’incontro tra particelle cariche del vento solare e le molecole della ionosfera terrestre. In condizioni normali il fenomeno si limita ai cerchi aurorali tra i 65° e i 75° di latitudine, ben sopra la Norvegia o l’Islanda. Quando una tempesta geomagnetica forte comprime la magnetosfera, il cerchio aurorale si espande verso l’equatore e l’ovale può raggiungere il 40° parallelo, latitudine che corrisponde grossomodo a Roma. Il colore dipende dall’altitudine: il rosso ossigeno appare a quote elevate (oltre 200 km) ed è quello visibile dall’Italia, mentre il verde dell’ossigeno a 100-200 km e il blu-viola dell’azoto restano riservati alle latitudini polari.
Quando e dove osservarle in Italia nel 2026
La probabilità di vedere l’aurora dall’Italia dipende da tre fattori: intensità della tempesta (Kp ≥ 8), assenza di luna piena e cielo limpido a nord. I siti più favorevoli sono le Alpi e gli Appennini settentrionali, dove l’inquinamento luminoso è minimo e l’orizzonte settentrionale resta libero. Tra i punti consigliati: il Passo del Gavia, la Val di Funes, l’Alpe di Siusi, il Passo del Mortirolo. In assenza di montagne, anche un molo o un promontorio rivolto a nord può essere sufficiente. La finestra ideale va dalle 22 alle 3 di notte, con cielo terso e temperatura ambiente sotto i 10 °C per ridurre il rumore digitale dei sensori delle macchine fotografiche.
Strumenti e siti per monitorare l’attività solare
Gli appassionati seguono in tempo reale tre risorse principali. SpaceWeatherLive.com pubblica gli indici Kp e Bz della magnetosfera con aggiornamenti ogni minuto. Il NOAA SWPC offre allerte ufficiali per tempeste da G1 a G5. L’app italiana Auroral avvisa via notifica push quando il Kp supera il 6 e l’ovale OVATION mostra espansione verso sud. La rivista Coelum e l’INAF pubblicano bollettini divulgativi in italiano sui rispettivi siti. Molti astrofili monitorano anche le webcam dei cieli scandinavi su AuroraWatch UK come anticipo di un eventuale arrivo del cono geomagnetico.
Cosa fotografare e con quale attrezzatura
Anche un semplice smartphone moderno con modalità notturna riesce a catturare l’aurora rossa, purché stabilizzato su un treppiede. Per risultati migliori serve una macchina fotografica con sensore APS-C o full-frame, obiettivo grandangolare luminoso (f/2.8 o inferiore), tempi di posa tra 5 e 15 secondi e ISO 1600-3200. Il bilanciamento del bianco va impostato manualmente intorno ai 4000 K per evitare dominanti gialle. La messa a fuoco si fa sull’infinito con regolazione manuale, perché l’autofocus fatica nel buio.
Per altri fenomeni del cielo del 2026 si possono leggere gli articoli sulle Liridi del 22-23 aprile, sulle scoperte del telescopio James Webb e sulla missione Artemis II verso la Luna. Chi è interessato ad altri fenomeni atmosferici insoliti può approfondire il tema dei fulmini globulari.
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