La NASA ha acceso l’occhio più sofisticato del suo nuovo osservatorio. A fine settembre 2026 il Roman Space Telescope ha ottenuto la prima luce del coronografo, lo strumento pensato per oscurare il bagliore delle stelle e lasciar emergere i deboli puntini dei pianeti che le circondano. È la prima volta che un sistema di specchi deformabili, capace di cambiare forma in orbita, cattura la luce di una stella nello spazio. Il risultato arriva poche settimane dopo che il telescopio ha iniziato ad accendere i suoi strumenti, e apre la strada alle immagini dirette di mondi lontani.
Un telescopio lanciato con otto mesi di anticipo
Il Nancy Grace Roman Space Telescope, intitolato alla prima astronoma a capo della NASA e ricordata come la “madre di Hubble”, è partito il 30 agosto 2026 dal Kennedy Space Center, a bordo di un razzo SpaceX Falcon Heavy dal complesso di lancio 39A. Il decollo è arrivato con circa otto mesi di anticipo sul programma originale. Da lì l’osservatorio ha cominciato un viaggio di circa tre mesi e un milione e mezzo di chilometri verso il punto di Lagrange L2 del sistema Sole-Terra, la stessa regione dove lavora anche il James Webb.
Il cuore scientifico di Roman è il Wide Field Instrument, una fotocamera a infrarossi da 300 megapixel con un campo visivo circa cento volte più ampio di quello dello strumento infrarosso di Hubble. Significa fotografare porzioni enormi di cielo in una sola posa, raccogliendo in poche riprese ciò che a Hubble richiederebbe anni. La missione punta a chiarire la natura dell’energia oscura, a misurare quanto siano comuni i sistemi planetari simili al nostro e ad approfondire l’astrofisica a infrarossi.
La prima luce del coronografo
Il 22 settembre 2026 il Coronagraph Instrument, progettato e costruito dal Jet Propulsion Laboratory, ha ricevuto per la prima volta la luce del cosmo. Puntato verso la Grande Nube di Magellano, lo strumento ha restituito immagini a fuoco di alcune stelle, confermando che l’intera catena ottica funziona come previsto. Il dettaglio che entusiasma gli ingegneri è un altro: a bordo lavora un sistema di specchi attivi, in grado di deformarsi migliaia di volte al secondo per correggere le minime imperfezioni del fascio luminoso. Mai prima d’ora una tecnologia del genere aveva raccolto la luce di una stella direttamente nello spazio.
Il coronografo nasce come dimostratore tecnologico. Il suo compito è provare in volo le tecniche che serviranno ai futuri telescopi per fotografare un pianeta accanto alla stella madre, un oggetto spesso miliardi di volte più debole della luce che lo circonda. Bloccare quel bagliore senza cancellare il pianeta richiede un controllo della luce finora dimostrato solo a terra, nei laboratori.
Puntare con la precisione di un laser su una monetina
Prima della prima luce, tra il 15 e il 21 settembre, il team aveva messo alla prova il sistema di guida fine, quello che tiene l’osservatorio agganciato al bersaglio. La stabilità raggiunta si descrive con un paragone efficace: Roman riesce a restare puntato su un oggetto con una precisione paragonabile a quella di un laser indirizzato verso una monetina posta a circa 240 chilometri di distanza. Senza questa fermezza, le lunghe esposizioni necessarie per isolare un pianeta diventerebbero immagini mosse e inutilizzabili.
Perché conta per la caccia agli esopianeti
Finora la maggior parte degli esopianeti è stata scoperta in modo indiretto, osservando il piccolo calo di luce quando un pianeta transita davanti alla stella oppure l’oscillazione della stella stessa. Vedere direttamente un pianeta resta raro e difficile. Se le tecniche di Roman funzioneranno come sperato, le missioni successive potranno studiare l’atmosfera di mondi rocciosi e cercare tracce chimiche compatibili con la vita. La combinazione con il grande campo del Wide Field Instrument, dedicato invece alle mappe su vasta scala per l’energia oscura, rende Roman un osservatorio con due anime complementari.
I prossimi passi
Le osservazioni di settembre fanno parte della fase di messa in servizio, in cui ogni sottosistema viene acceso, calibrato e verificato uno alla volta. Una volta raggiunto L2 e completata la calibrazione, Roman inizierà il programma scientifico vero e proprio. Per chi segue l’astronomia, i prossimi mesi diranno quanto il coronografo riuscirà a spingersi vicino al suo obiettivo più ambizioso: fotografare, un giorno, una Terra attorno a un altro Sole. Gli aggiornamenti ufficiali arrivano dal blog NASA del telescopio Roman e dalle note tecniche del Jet Propulsion Laboratory.
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