Nel giugno del 2014, all’E3 di Los Angeles, Oculus VR annunciava l’ingresso di Jason Rubin — cofondatore di Naughty Dog — nel team guidato da Brendan Iribe. Insieme alla nomina arrivava una lista di videogiochi compatibili con il prototipo di Oculus Rift, e fra i nomi più rumorosi spiccavano Alien: Isolation, lo stealth horror di Creative Assembly, e Superhot, l’FPS indipendente polacco che aveva appena ottenuto l’approvazione più rapida mai registrata su Steam Greenlight. Dodici anni dopo vale la pena rileggere quell’annuncio e capire cosa è rimasto di quella promessa.
Il contesto del 2014
A quell’epoca Oculus era ancora una startup in transizione. Facebook aveva appena acquisito la società per 2 miliardi di dollari, la versione consumer del visore non sarebbe arrivata prima del 2016 e il kit di sviluppo DK2 mostrava schermi a 960 per 1080 per occhio, con tracking a sei assi limitato. L’annuncio di Alien: Isolation pareva destinato a diventare un manifesto della nuova generazione horror, perché il gioco poggiava già su audio direzionale e sulla presenza di un nemico unico, capace di reagire all’ambiente senza script rigidi.
Alien: Isolation in VR, fra demo e progetti amatoriali
La versione VR ufficiale non arrivò mai sul mercato. All’epoca Creative Assembly aveva comunque implementato una modalità nascosta nei file di gioco, ribattezzata “Lighthouse Demo”, studiata per DK1 e DK2. Nel 2018 un modder chiamato Nibre la riscrisse per OpenVR, rendendola compatibile con Rift CV1, Vive e successivamente con Quest tramite link cable. Oggi la comunità mantiene aggiornato il progetto su Oculus Quest 3 e su visori PCVR, tanto che Alien: Isolation è considerato uno dei migliori horror giocabili in realtà virtuale, nonostante non sia mai uscito ufficialmente in quel formato.
Superhot VR: la strada opposta
Superhot ha seguito una traiettoria differente. Il team polacco rilasciò nel 2016 la versione non-VR, e un anno dopo arrivò Superhot VR, riscritta da zero per Oculus, Vive e PSVR. Il gioco reinterpretava la formula del tempo che scorre solo quando il giocatore si muove, applicandola a uno spazio fisico reale: schivare proiettili diventò un gesto naturale, e il titolo vinse numerosi premi per il design della sua interfaccia. Superhot VR è rimasto in catalogo anche su Quest e Quest 3, con aggiornamenti grafici fino al 2024.
Cosa ci dice oggi l’elenco Oculus del 2014
La lista presentata all’E3 2014 comprendeva una quarantina di giochi, alcuni dei quali non hanno mai visto la luce in realtà virtuale (Elite Dangerous, Eve Valkyrie, DayZ). Il fatto che Superhot abbia portato a termine la conversione mentre Alien: Isolation sia rimasto un progetto comunitario racconta bene il salto industriale del decennio: le produzioni AAA horror hanno preferito console tradizionali e servizi in streaming, mentre i titoli indie hanno trovato nel VR uno spazio creativo più naturale. Chi vuole saperne di più sul peso culturale di queste esperienze può rileggere la nostra analisi su come i giochi horror ci portano oltre la paura.
Bilancio e prospettive
Dodici anni dopo, il Rift originale è un pezzo da collezione. Meta ha chiuso la linea Rift nel 2021 per concentrarsi su Quest, mentre Sony ha portato avanti il PSVR 2. L’annuncio del 2014 resta comunque un piccolo tassello di archeologia del videogioco: Alien: Isolation è oggi disponibile in VR solo grazie alla comunità modding, Superhot è diventato uno dei classici della realtà virtuale, e il team di Creative Assembly sta lavorando al seguito annunciato per il 2026. Qualunque sia il futuro della VR, le scelte fatte dieci anni fa hanno plasmato l’idea moderna di immersione nei videogiochi.
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